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I treni hanno fatto l’unità d’Italia più delle scaramucce di tre piccole guerre d’indipendenza, più di un portone sfondato a Porta Pia. I treni ci hanno fatto conoscere italiani divisi dalla meravigliosa specie di dialetti. Prima di scendere alle stazioni, salutarsi, ci si scambiava l’indirizzo e almeno una cartolina di saluto arrivava a ricordo dell’incontro. L’Italia è stata unita dagli scompartimenti della seconda classe e la parola d’ordine e intesa, dopo i saluti e le presentazioni era una per tutti: “favorite”.                         
                                                                               (da un breve saggio di Erri de Luca)
  
LA FIORITURA DI CASTELLUCCIO DI NORCIA
di Loris Neri

  Castelluccio è un piccolo paesino che sorge a 1.452 metri sul livello del mare, a pochi chilometri da Norcia, conosciuto anche come il ‘Tetto dei Sibillini’.   
  Purtroppo fu gravemente danneggiato dal forte terremoto del 2016, che ha fatto crollare molti edifici del paese. Un terremoto che ha messo in ginocchio il centro Italia e le cui ferite, non ancora rimarginate, sono ancora purtroppo ben visibili.
Il borgo si trova in una posizione meravigliosa in cima ad un colle e domina l’omonimo altopiano. Un altopiano che ebbe origine circa un milione di anni fa quando, a seguito di una distensione tettonica, immensi blocchi di roccia si separarono e si allontanarono tra loro. Si creò così una vasta depressione in cui, originariamente, si formò un lago. Prosciugandosi nel corso dei millenni, il lago ha lasciato il posto ad un vasto piano conosciuto oggi come Piana di Castelluccio, che copre un’area di 15 chilometri quadrati ed è costituita dal Pian Grande, dal Pian Piccolo e dal Pian Perduto.
Siamo nel territorio della Valnerina, inserito all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’area è ricca di grotte, laghi alpini ed è dominata da meravigliose montagne, tra cui il Monte Vettore, la cima più alta dei Sibillini nonché confine naturale tra Umbria e Marche, e dal Pian Grande, l’altipiano carsico dove avviene la fioritura. Una fioritura che ogni anno attira centinaia di migliaia di visitatori, italiani e stranieri.
È proprio qui che si coltiva la famosa lenticchia IGP, l’oro dell’Umbria, simbolo di Castelluccio e base dell’economia della zona. Una tradizione forte, radicata, che si pensa risalga addirittura al 3000 a.C.. A supporto di questa teoria sembra siano state ritrovate delle tracce di lenticchia all’interno di alcune tombe neolitiche. Grazie alla coltivazione della lenticchia, i coltivatori della zona sono riusciti a risollevarsi dopo il terribile terremoto del 2016. Un errore comune però è quello di pensare che la fioritura di Castelluccio di Norcia sia dovuta solamente alla lenticchia. Non è assolutamente vero! La tavolozza di colori è composta da diverse specie di fiori infestanti selvatici che, insieme alla lenticchia, fioriscono spontaneamente in diversi momenti tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Grazie a queste piante il terreno, caratterizzato da un forte drenaggio, non perde i minerali necessari per la coltivazione della lenticchia e le loro radici trattengono il giusto livello di umidità necessario per la crescita della leguminosa.

Le piante che fioriscono a Castelluccio sono:
  • I Papaveri, dall'inconfondibile colore rosso;
  • La Senape selvatica, con i fiori dal colore giallo;
  • La Camomilla, con i fiori bianchi ;
  • Il Leucantemo (margherita), con i fiori bianchi ;
  • La Legousia o “Specchio di Venere” dal colore blu/violetto;
  • Il Fiordaliso, dal colore violetto;
  • La Lenticchia, dal colore giallo;
  • Verde dei prati


Le foto presenti nella galleria sono state scattate tra Giugno e Luglio del 2020 in giornate diverse e non hanno un ordine cronologico.

                     


  
IL DUOMO DI MONREALE
Loris Neri

   Monreale dista circa 10 km da Palermo e il suo duomo è una meraviglia architettonica senza eguali. La facciata possente domina il centro cittadino, all’interno decorazioni barocche, arabe e mosaici bizantini la fanno da padroni.
   Il duomo di Monreale è considerato il capolavoro architettonico del periodo normanno. Fu costruito per volontà del re di Sicilia, Guglielmo II detto il buono.  
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre Guglielmo I il Cattivo, sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole: “nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo, dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”. Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione dell'interno maestri mosaicisti greco-bizantini.  
   I lavori  Iniziarono nel 1172 e finirono nel 1267 (con aggiunte successive). Biografi, storici e commentatori plaudono alla costruzione di una meraviglia architettonica motivata da sinceri e profondi intendimenti religiosi, attribuendone senza tema di smentita, il finanziamento agli enormi proventi e tesori raccolti da un re avarissimo e depredatore qual era stato Guglielmo I il Cattivo, considerato un rapace e razziatore delle ricchezze del suo regno.
  La facciata del duomo, compresa fra due torri normanne, una più bassa dell’altra perché abbattuta da un fulmine nel 1807,  presenta un portico settecentesco a 3 arcate sormontato da una balaustra sopra la quale le arcate  presentano decorazioni tipicamente arabe.  
   Il duomo di Monreale è noto anche come Cattedrale di Santa Maria Nuova ed è sede arcivescovile.   Il duomo, dal latino domus (casa), è la casa di Dio ed è la chiesa più importante di una città. Se il duomo si trova presso una città che è sede vescovile, prende il nome di cattedrale, ossia la chiesa principale della diocesi, detta così perché il vescovo ha lì il suo trono o “cattedra”.
   Dal 2015 fa parte del patrimonio dell’umanità (UNESCO):  i mosaici che lo impreziosiscono costituiscono la più grande decorazione di questo genere in Italia con 0,75 ettari di tessere di pietra e almeno 100 milioni in vetro fino a formare una superficie complessiva di 6240 metri quadri,  superiore anche alla basilica di S.Marco  a Venezia.  Seconda al mondo solo alla chiesa di S. Sofia a Costantinopoli (l’Istambul di oggi).  
   L’interno del Duomo è composto da 3 navate divise da 18 colonne di epoca romana. Nel catino absidale del duomo, vi è la  figura imponente del Cristo benedicente. Nella navata centrale, a destra si trovano i sarcofagi di Guglielmo I, il cattivo (il malo) e Guglielmo II, il buono e a sinistra le tombe di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie di Guglielmo II e dei figli Ruggero e Enrico.
Nella navata centrale, troneggia un enorme organo, composto di 10.000 canne ed è l’unico in Italia ad avere una consolle con 6 tastiere.  Il  primo organo fu costruito nel 1503 e un altro in epoca successiva ma furono distrutti nel 1811 da un incendio, assieme al coro ligneo e al tetto.  
Fu, allora, progettato e costruito un nuovo organo, poi rimosso, per far posto a quello attuale la cui costruzione è iniziata nel 1957 e finita nel 1967.


IL TEMA FOTOGRAFICO DEL 2020

IL MONDO DEI COLORI
di Osvaldo Moschini

Arrivò la pandemia, agli inizi del 2020, e travolse non solo il nostro Paese ma il Mondo intero con il suo carico di morti e contagiati, ospedali in crisi, lockdown ed economia ferma.
Nel nostro piccolo avevamo da poco iniziato a valutare la scelta del tema fotografico per l'anno appena iniziato, quando, anche noi, fummo costretti ad interrompere i nostri abituali incontri del giovedì sera: ci sentivamo, allora, per telefono ma le nostre conversazioni, dopo gli scambi di informazioni sulla salute nostra e dei nostri cari, affrontava il tema fotografia ma ....senza particolari idee e, soprattutto senza molto entusiasmo. Finchè anche all'interno del nostro gruppo venne lanciata l'idea di utlizzare ....gli incontri a distanza. Fu così che iniziò la corsa "ad attrezzarsi" da parte di chi non lo era già, e chi lo era già mise a disposizione le proprie esperienze (anche se ...pochine) per la creazione di un gruppo che, ogni giovedì sera, riprese ad incontrarsi ....a distanza.
  Fu così che le discussioni si fecero serie ed accese; e, come al solito, c'era chi spingeva sul "sociale" (manifestazioni, associazionismo, mercati, sport ...),  altri spingevano per la "Natura", altri ancora avrebbero preferito la "Strada", eccetera. Poi come sempre accade, quando le idee sono tante, ci fu chi ne tirò fuori una che le accomunava quasi tutte: "Il mondo dei colori" che l'autore della locandina per la mostra presso la Biblioteca Casa di Khaoula ha  ben descritto e sintetizzato scrivendo: "Un omaggio alla ricchezza cromatica del mondo che ci circonda: paesaggi, natura, manifestazioni e vari aspetti della vita sociale".
                                 
                                                                                                                                                                                      

    (Tutte le foto)

 
AGOSTO 2019
FESTIVAL DELLE LANTERNE
di Loris Neri

 La Cina è atterrata a FICO, con la mostra itinerante del FESTIVAL DELLE LANTERNE ospitata per la prima volta in Italia. La realizzazione di lanterne, in Cina, affonda le sue radici in una tradizione millenaria, nata a Zigong durante la dinastia Tang (618-907 d.C.).
  In questa città antica e ricca di storia, capitale culturale della prefettura del Sichuan, si diffonde nei secoli l'arte della costruzione di grandi lanterne in carta, un’usanza oggi imitata e replicata in tutta la Cina.
  La festa delle lanterne o festival delle lanterne è la festa che chiude il ciclo delle festività del Capodanno cinese. Festa notturna, a volte è chiamata anche «piccolo capodanno».
  È consuetudine odierna che la popolazione (in particolare i bambini accompagnati dai genitori) esca per una passeggiata notturna con una lanterna in mano. Sebbene i modelli tradizionali di carta a candela siano ancora popolari, sempre più lanterne sono realizzate in plastica e dotate di batterie. Le effigi dei personaggi dei cartoni animati preferiti dei giovani competono con motivi tradizionali (animali e piante, scene leggendarie o mitologiche).
Le leggende sull'origine del festival raccontano di un dio adirato che minacciava di incendiare la capitale il quindicesimo giorno del primo mese lunare. Sorse dunque l'idea di far uscire tutti gli abitanti in strada, quella notte, con delle lanterne rosse, e di appenderne a tutte le porte in modo che il dio, credendo la città già in preda alle fiamme, si ritirasse.
 Un'altra versione fa risalire la festa al tempo della dinastia Han (206-220) e della diffusione del buddhismo in Cina. Si tratterebbe di un rito dei monaci
buddhisti, che accendevano lampade nella contemplazione delle reliquie del Buddha proprio il quindicesimo giorno del primo mese: un imperatore avrebbe poi adottato tale usanza, ordinando di accendere delle lanterne nel palazzo imperiale e nei templi, e creando così la festa popolare.
Al Festival delle Lanterne, si possono ammirare oltre 80 sculture e installazioni luminose, alte fino a 20 metri, realizzate e decorate a mano da artigiani cinesi giunti appositamente dalla Cina, che si sono ispirati a miti e leggende della loro cultura. Negli anni gli artisti hanno saputo introdurre tantissime novità legate alle tecniche di produzione, ai materiali come ceramica e seta, fino all'uso di materiali di riciclo.
  Le lanterne hanno uno scheletro d'acciaio, sono tutte rivestite con tessuto colorato, tagliato a pezzi, ricamato a rifinito a mano e hanno le fogge più strane, fiori, uccelli, animali, edifici e i classici dragoni cinesi purtroppo non visibili la sera in cui ho visitato il Festival.
   Ogni giorno spettacoli della cultura tradizionale cinese: kung fu, sputafuoco, danze del tè, giocolieri, contorsionisti e un incredibile personaggio che, ogni volta che avvicina il ventaglio al proprio viso, cambia immediatamente la maschera.

VIAGGI
LIMA, PERU'
di Fabrizio Cesari

Affacciata all'Oceano Pacifico a poca distanza dalle Ande, Lima è la capitale del Perù e, con i suoi 9.700.000 abitanti, é al secondo posto nell'elenco delle città più popolose dell'America del Sud, preceduta soltanto dalla brasiliana San Paolo. Fu Francisco Pizarro a fondare nel 1535 la Lima spagnola, soprannominata "città dei re", nella valle del fiume Rimac dove esistevano  Carabayllo, Maranga e Surco, tre importanti insediamenti urbani controllati dagli Incas e di cui ora rimangono solo alcune piramidi. A dimostrazione della buona scelta di Pizarro, Lima si sviluppò rapidamente con una grande piazza centrale e ampie strade a raggiera costeggiate da palazzi eleganti e negozi ben forniti di merce di ogni tipo che diedero in breve tempo grande prosperità economica alla giovane città. Nel 1551 nacque la Universidad de San Marcos, la più antica del continente, e Lima divenne la seconda città del Regno di Spagna, che governava anche i territori che ora appartengono all'Ecuador, alla Bolivia e al Cile. Oggi Lima é Città Metropolitana che, in una area di 2.672 Km2, riunisce 43 Distretti ampiamente diversificati tra loro: ci sono quelli più tradizionali e popolari, spesso anche con zone degradate come, ad esempio, Rimac, vicino a Lima Centro, notoriamente afflitta da una microcriminalità endemica o Callao, con la grande area del porto, e i Distretti decisamente  moderni e turistici, come Miraflores, con grandi spiagge, alberghi, centri commerciali e negozi anche di lusso o Barranco, pittoresco quartiere definito "degli artisti", con numerosi locali notturni ed una agenda sempre ricca di eventi e concerti, per finire con San Isidro, tempio dei grattacieli e delle banche e cuore pulsante dell'economia e della finanza. Sono da menzionare però anche le numerose baraccopoli di Lima, conseguenza della massiccia immigrazione dalle campagne e dalle zone andine che, aggrappate alle riarse colline della periferia o lungo i bordi delle grandi strade, silenziosamente raccontano al visitatore di quanto ancora é grande il divario economico e sociale fra gli abitanti della poliedrica "città dei re". A seguire alcune foto scattate in strada e nel Mercado de los Productores nel Distretto Los Olivos.
RICERCHE
GLI  ANTICHI OROLOGI MECCANICI A BOLOGNA
di Savinoi Minguzzi

  Sono sempre stato attratto dalle cose notevoli della mia città, specialmente da quelle nascoste o poco conosciute.
Mi è quindi  capitato di osservare alcuni vecchi orologi meccanici, in buona parte fermi o incompleti, ma testimoni di tecnologie ormai superate, nella constatazione che, in questi tempi sempre affrettati, spesso le cose si vedono ma non si guardano a fondo.
  Ricerche fatte presso la biblioteca dell’archiginnasio o presso altre fonti, mi hanno permesso di compilare questo progetto.Talvolta può succedere che, ad esempio, dopo un viaggio all’estero, si vogliano  mostrare tutte le bellissime fotografie fatte e si compili una  presentazione  sequenziale, magari con un sottofondo musicale, senza avere il tempo di spiegarle.
  Qui, invece,  io ho preferito mostrare queste foto per mettere in evidenza le particolarità del nostro patrimonio storico e culturale avendo ben presnte che la misurazione del tempo ha sempre comportato informazioni fondamentali per la vita delle persone, della società e, soprattutto, per i ritmi lavorativi.
Misurazioni del tempo furono realizzate sia dagli organi civili che da quelli religiosi in ambiti diversi.
  Gli orologi bolognesi pubblici assolvevano le molteplici necessità dei ritmi di lavoro e religiose per cui abbiamo due diversi tipi di strumenti: quelli a parete (su muri e su campanili) oppure appesi in luoghi di libero accesso.
  Nell’anno 1925 furono inventariati circa 37 orologi pubblici, ora ne restano circa poco più di una dozzina.

(Fotogalleria)
IL TEMA FOTOGRAFICO DEL 2019
BOLOGNA
...COL NASO ALL'INSU'
di Osvaldo Moschini


E' ormai una tradizione consolidata quella di presentare, in concomitanza con le feste natalizie e di proseguire poi nel corso del nuovo anno, i risultati del tema fotografico su cui i soci del gruppo fotografico "IL MANTICE" hanno lavorato per buona parte dell'anno precedente. Quest'anno il tema può suonare un pò ...bizzarro, ma è con il naso che anche gli occhi e l'obbiettivo della macchina fotografica si alzano per ammirare e fissare le bellezze che quella parte di spazio conserva nella vecchia e nuova Bologna. Si scopre poi che anche gli occhi del sommo poeta Dante Alighieri a Bologna si erano volti a guardare verso l'alto e:  
"Qual pare a riguardar la Carisenda,
   sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
   sovr'essa sì, ch' ella incontro penda:
Tal parve Anteo a me che stava a bada
    di vederlo chinare....".
  Con questi versi (136-138 del Canto XXXI dell' Inferno), Dante ci descrive come appare la Garisenda a chi la guardi dal basso dalla parte inclinata, quando una nuvola passi sulla cima della torre in direzione opposta, di modo che sembra che la nuvola sia ferma e la torre si muova.
Da quando il poeta ci lasciò questa visione, ricordata con la targa in marmo installata in basso sulla parte pendente della torre, sono trascosi più di sette secoli e la Garisenda è ancora lì, a farsi ammirare pendente e solitaria o in coppia con con la gemella torre degli Asinelli, per la gioia dei turisti e degli obbiettivi dei fotografi. A noi del Mantice i versi di Dante hanno suggerito di provare a guardare in alto e ....fotografare! Ne è venuta fuori una galleria di 40 immagini di scorci storici o semplicemente caratteristici della vecchia e nuova Bologna.

TUTTE LE FOTO                

Gruppo Fotografico  "Il Mantice" DLF Bologna, via Serlio,24/2 - 40128 BOLOGNA
http://www.ilmanticefotoclub.it/home.html                                   Tel 051 4193180
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